Statement

STATEMENT

Percezione e sincretismo visivo-emozionale

L’occhio e la mente umana sviluppano, per esperienze ripetute, una percezione del colore dipendente da affinità di confronto e da raffronti di contrasto. Johannes Itten, nel suo trattato sulla Teoria del colore indicava quale chiave di lettura la particolarità divisiva tra realtà cromatica (il pigmento), valutabile in via psico-chimica dalla sensorialità della retina e del cervello, e valutazione cromatica per la quale interviene la sfera della psiche a decifrarne l’effetto cromatico. Fondamentale, per chi si cimenti con il colore e voglia intrattenersi in pittura in modo non superficiale, recuperare questi elementi di studio del colore di Itten per poter sviluppare conseguentemente la propria ricerca. Non è superfluo considerare i contrasti di successione (l’occhio produce in successione il colore complementare) , o i contrasti di simultaneità (il grigio sul colore puro evoca una sfumatura complementare al colore dato).

Quando realtà ed effetto cromatico non coincidono abbiamo sempre una impressione disarmonica, mentre due o più colori sono armonici quando la loro combinazione dà un grigio neutro. La possibilità di tramutare le forme degli oggetti e i loro colori in apparenze irreali da modo all’artista di esprimere l’incomunicabilità. Questo per Itten.

Per me occorre fare un ulteriore passo in avanti: ciò che l’artista può esprimere dipende dalla capacità di decodificare le immagini, ciò che vediamo, non limitandosi alla semplice fotografia mnemonica, ovvero alla sola percezione visiva, ma completando obbligatoriamente la fase di mera percezione con la dovuta caratterizzazione emozionale. Mentre per Itten realtà cromatica ed effetto cromatico sono dua fasi ben distinte e in antitesi reciproca, per me l’artista deve concretizzare questo non facile sincretismo visivo-emozionale prima di ogni opera, direi per temperamento artistico-esistenziale.

La mia ricerca, dunque, è rivolta a leggere e decifrare con l’esperienza visiva ciò che ci circonda, e sulla base dei miei studi sul colore ho intitolato spesso le mie opere ‘Cromatico’, ultimamente focalizzando il mio interesse nella rappresentazione degli elementi essenziali e primari: aria terra acqua e fuoco, filtrati attraverso una personale valutazione cromatica di sintesi, che prevede l’utilizzo di pochi colori, 3-4 al massimo, opportunamente preselezionati. Alcuni sono provocatoriamente e proditoriamente monocromatici bianchi, per evidenziare il passaggio della vita, il momento dell’esistenza, che si nutre della somma delle nostre esperienze. La somma dei colori è il bianco. Sappiamo che ciò che riette tutte le onde luminose appare bianco. È l’inganno cromatico più sorprendente, se ci pensiamo.

Considero la mia opera conclusa solo quando dalla casualità di partenza (ciò che vedo in quel preciso istante), arrivo alla causalità del necessario, ovvero l’immagine interpretata e ‘digerita’ attraverso la sensibilità dell’ l’intenzione creativa. Si realizza quello che ho definito per vicinanza di approssimazione, il sincretismo visivo-emozionale. Diceva Lucian Freud che «per scuoterci la pittura non deve mai limitarsi a ricordarci la vita, ma deve acquisire una propria vita».

                                                        Domenico Asmone

febbraio 2018

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